Malattie oncologiche e malnutrizione

Sono trascorsi più di 20 anni da quando iniziammo la battaglia volta a supportare, dal punto di vista nutrizionale, la cura delle principali malattie croniche del nostro tempo: le cardiopatie, i tumori, il diabete, le nefropatie, le malattie neurodegenerative, le ferite difficili.
Fin dall’inizio ci rendemmo conto che, combattere la malnutrizione e la perdita di massa muscolare, significava ridurre l’impatto fisico e psichico che condiziona la malattia.
Oggi, noi continuiamo a occuparci di questo settore particolare della medicina: l’integrazione di aminoacidi essenziali come supporto alla dieta e alla terapia.
Gli aminoacidi sono gli elementi indispensabili per la formazione e il ricambio di tutte le proteine del nostro corpo, esattamente come le perle sono le unità indispensabili per formare una collana e i mattoni sono le unità necessarie per costruire un muro della nostra casa. Ma non tutti gli aminoacidi sono uguali e non tutte le proteine sono uguali. Alcuni aminoacidi sono essenziali, altri non sono essenziali, alcuni fanno bene, altri possono far male.
In ogni caso, la carenza di aminoacidi essenziali, anche di un solo aminoacido essenziale, può portare a malnutrizione e aumentare il rischio di morte di un individuo.

Oggi parliamo di oncologia: la malnutrizione nei pazienti oncologici è associata a limitazioni funzionali, aumento di morbilità e mortalità. Si stima che sino all’80% dei malati di cancro soffra di malnutrizione ma solo il 30% riceva un adeguato supporto nutrizionale. La malnutrizione comporta una degenza ospedaliera più lunga, un aumento della morbilità e un tasso di mortalità più elevato. I malati di cancro malnutriti possono mostrare una ridotta tolleranza alla chemioterapia compromettendo la possibilità stessa di portare a termine il trattamento. E’ evidente quindi, che la nutrizione clinica debba svolgere un ruolo integrante nell’oncologia moderna allo scopo di contrastare gli effetti avversi della cura e della malattia.


Ma qual’é l’atteggiamento degli oncologi, dei chirurghi e dei radioterapisti nei confronti del problema?
Secondo gli operatori intervistati, solo il 57% dei malati di cancro viene sottoposto a screening nutrizionale. Prima di un intervento chirurgico il 25,9%, dopo l’intervento chirurgico 16,7%, prima della radiochemioterapia il 13,5%, dopo la radio il 7%.
Il 41,8% degli specialisti non segue uno specifico protocollo di assistenza nutrizionale in assenza di corsi educativi, scarso supporto finanziario e scarsa comprensione del problema. La prescrizione nutrizionale viene fornita da dietisti (59,5%), oncologi medici (20%), chirurghi (15,3%) e radioterapisti (5,12%). “I supplementi nutrizionali orali hanno un ruolo importante ma non sono tutti uguali. In fase di screening è necessario un supporto iperproteico ed ipercalorico per prevenire la perdita di massa muscolare ed affrontare al meglio le terapie”.


I pazienti oncologici con deficit nutrizionali costituiscono una difficile sfida per gli oncologi a causa della ridotta tolleranza ai trattamenti chemioterapici. Un supporto nutrizionale può contribuire a migliorare la tolleranza alla chemioterapia e la qualità della vita di questi pazienti, potenziare il loro sistema immunitario e aumentare la sopravvivenza complessiva. Non vi è alcun dubbio che la nutrizione giochi un ruolo cruciale nel trattamento moderno del cancro.
Anche le linee guida Espen (Societa europea nutrizione clinica e metabolismo) raccomandano la necessità di intervenire precocemente con un supporto nutrizionale ma restano da fare molti passi avanti perché questo avvenga. La valutazione nutrizionale è trascurata nonostante tutti riconoscano che combattere la malnutrizione e la sarcopenia di questi pazienti possa aumentare l’aspettativa di vita e ridurre i costi del Servizio Sanitario Nazionale nel suo complesso.

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